Questo è il secondo racconto che inviai per la selezione a 365 Racconti sulla Fine del Mondo. Fu scartato perchè più che racconto sembra una cronaca di una morte annunciata, anzi quasi una predizione. Chissà se appartengo ai “pazzi”, oppure ho una visione chiara di ciò che accadrà. Come disse un Grande: Ai Posteri l’ardua sentenza.
Buona Lettura.
2w5r7y9Tutto cominciò in sordina.
Nessuno subodorò nulla.La televisione, i media e persino internet furono troppo impegnati a seguire le balorde vicissitudini del premier di turno, con i suoi scandali e siparietti.
I pochi che si resero conto che qualcosa stava accandendo e provarono a denunciarlo dai loro blog, furono tacciati di essere maniaci del complotto, paranoici e nel peggiore dei casi: pazzi.
Invece, sarebbe bastato seguire le notizie relegate nelle pagine di fondo, dimenticate nei telegiornali, non condivise su Facebook o altri social network.
Ci saremmo accorti che lentamente stavamo scivolando verso il baratro, che ormai eravamo una società in bilico, pronta a sprofondare nel nulla.
Ma, fu più semplice pensare alla partita di pallone, al gossip, al Grande Fratello e a tutte le amenità che uno stato consumistico usa per livellare le menti, per lavare i cervelli e renderli omogenei e inutili.
I primi tafferugli passarono sotto silenzio, come la provocazione di facinorosi pagati dalla contro parte per creare problemi al governo.
Sciocchi. Erano segnali.
Le avvisaglie di una tempesta che spazzò via tutto lasciandoci laceri, contusi, distrutti nell’animo e nel portafoglio.
Eravamo convinti che la fine del mondo sarebbe giunta con un meteorite, un’esplosione nucleare, un supervulcano, insomma, un cataclisma naturale.
Siamo stati noi. Con la nostra avidità.
Il crollo definitivo dell’economia del paese e del mondo, con un effetto domino azzerò l’intero modo di vivere su cui ci eravamo mollemente adagiati.
Quei paesi che prima detenevano potere e ricchezza, si ritrovarono nella povertà.
Nessuno si salvò da quella catastrofe mondiale.
Nulla rimase, se non palazzi fatiscenti e strade deserte che lentamente vennero risucchiati dalla vegetazione.
Siamo ripartiti dalla terra, come i nostri antenati.
Il baratto è diventato la nostra moneta.
Eppure mi domando: abbiamo imparato la lezione o come in un ciclo continuo, continueremo a fallire?