L’Armadio
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Il buio lo circondava con il suo maligno odore che impregnava ogni oggetto in quella camera senza luce.
Una cella in cui la minaccia più grande era di fronte al lettino: l’armadio.
Ogni notte lo osservava tremante, nascosto sotto la protezione illusoria delle coperte.
Rannicchiato, con gli occhi sbarrati. In attesa.
Finora era riuscito a vincere, a sfuggire chi si annidava all’interno di quell’oggetto all’apparenza innocuo.
Durante il giorno non era spaventoso, lo aveva aperto, controllato.
Nulla, a parte i suoi abiti.
Ormai sei un ometto, non puoi continuare a dormire con la luce accesa.
Replicava dolcemente accarezzandogli la nuca con amore.
L’angoscia che giorno dopo giorno lo divorava, la paura di non farcela a sfuggirgli ogni notte.
Lo scricchiolio arrivò all’improvviso, come sempre.
L’anta si aprì con lentezza, quel rumore stridente gli faceva accapponare la pelle.
Rimase avvolto nel rifugio di cotone, in attesa che l’armadio si aprisse del tutto e lui apparisse.
Ogni volta aveva gridato e al giungere della mamma e del papà era fuggito.
Eppure la paura gli attanagliava lo stomaco, stringendolo in una morsa a ogni centimetro di quella porta che si apriva.

