Una Nuova Vita
Il cuore delle mie storie. Qui trovi romanzi, racconti, pubblicazioni ed eventi letterari: pagine, incontri e opere che raccontano il mio universo creativo.

Per chi segue Romance Magazine, lo avete trovato nel numero 2. Per chi ancora NON segue RM, ecco cosa vi perdete. E non solo racconti scritti da autrici famose e non, ma anche interviste a scrittrice del Mondo del Romance, Rubriche, Articoli, Curiosità e tanto altro…insomma una rivista tutta da scoprire, che cerca in ogni sua pagina di accontentare un pubblico vasto e variegato come quello della letteratura romantica.
Purtroppo la rivista ormai non è più in vendita.
E ora, vi lascio in compagnia di Gabriel e Sofia. ^^
Roma, 31 Dicembre 2009 ore 20.00
La donna osservava le immagini che scorrevano dinanzi ai suoi occhi, la testa persa in pensieri funesti.
Era morta.
La vita che aveva vissuto si riproduceva nella sua mente come un vecchio film.
Frammenti di un passato opaco e senza senso.
I suoi genitori ossessionati dal matrimonio importante, e avevano riposto nell’unica figlia mille speranze.
La realizzazione dei loro sogni nel matrimonio con Andrea Terenzi.
Gli anni vuoti accanto a un uomo che pretendeva da lei l’unica cosa che non era in grado di dargli: un figlio.
Lacrime amare sgorgarono silenziose.
Sullo schermo del televisore LCD apparve il volto cupo di un uomo che si faceva largo tra i giornalisti; il suo sguardo seccato rifletteva lo stato d’animo in cui si trovava.
«Sig. Terenzi, permette una domanda?». La voce decisa della giornalista di SKYTG24 la riscosse dalle sue elucubrazioni, riportando l’attenzione sull’immagine dell’uomo di circa quarant’anni, che con voce calma replicava alla cronista che non era quello il momento delle domande. Lo vide voltare le spalle alle telecamere ed entrare nella camera mortuaria del Policlinico Umberto I.
Era morta.
Sofia Scalieri era deceduta all’età di trentaquattro anni.
Nessuno avrebbe pianto la sua morte. I genitori non c’erano più. Il resto dei parenti erano nomi senza volto della sua infanzia.
Si alzò dalla poltrona color oro e crema osservando distaccata quel salotto dall’opulento arredamento, di quell’hotel prestigioso nel cuore di Roma; si soffermò dinanzi a uno specchio dorato riccamente intarsiato, appeso alla parete sopra una scrivania stile tardo settecento. Sollevò una mano e si toccò il viso ancora privo di rughe, osservando con malinconia la donna riflessa come se fosse un’estranea.
I lunghi riccioli scuri raccolti in una treccia, già sfuggivano ribelli a quella costrizione. Gli occhi castani erano cerchiati per la stanchezza e le notti insonni. I jeans neri e l’attillato maglioncino verde bosco modellavano il suo corpo prosperoso. Nei momenti in cui era indulgente con sé stessa si definiva procace, quando era depressa diventava una ridicola cicciona.
Il braccio ricadde come privo di forza, mentre i ricordi degli eventi di quelle ultime settimane si rovesciarono su di lei come una cascata fragorosa. La mente si riempì delle immagini degli attimi di terrore che l’avevano accompagnata nei giorni passati.
Suo marito, Andrea Terenzi, la voleva morta.
Quel pensiero angosciante martellava senza sosta dentro di lei.
Il desiderio di diventare padre era diventato un’ossessione così potente da volersi liberare della moglie sterile.
Ma Sofia Scalieri per una beffa del destino era ancora viva.
Tra poche ore sarebbe scoccata la mezzanotte, quell’anno maledetto sarebbe terminato con l’ennesimo brutale omicidio senza soluzione, mentre lei si preparava ad affrontare una nuova vita.
Un brivido gelido le attraversò la schiena, si strinse le braccia intorno al corpo come per difendersi dal freddo che le nasceva dentro.
L’alba di un’ignota esistenza la spiazzava, era inquieta all’idea di dover abbandonare il mondo che conosceva per un altro senza alcun riferimento.
Quella mattina erano arrivati i documenti che attestavano la fine della sua vita precedente e l’inizio di un futuro denso d’incognite ma sperava pieno di nuove possibilità.
Era diventata Sophia Schepisi, figlia di emigranti italiani per la prima volta in vacanza in Italia alla riscoperta delle sue origini. Quella era la sua identità. Il suo passato.
Il primo gennaio sarebbe partita per Los Angeles.
Un nuovo anno. Una nuova vita.
All’improvviso ogni certezza era stata spazzata via, lasciando un vuoto che ancora non aveva del tutto colmato.
Una profonda tristezza la invase al pensiero degli anni trascorsi cercando di essere una buona moglie, per un uomo da cui aveva ottenuto solo disprezzo.
E per finire, una condanna a morte.
Si guardò intorno sconsolata, incurante di quanto la circondava in quel rifugio di lusso. Tre stanze riccamente arredate che componevano la suite Presidential, con il suo panorama mozzafiato sulle bellezze di Roma. La città eterna.
Il cervello in tumulto continuava a rivivere gli ultimi avvenimenti di quei giorni, non riuscendo a capacitarsi che suo marito fosse giunto al punto di assoldare un killer per ucciderla.
Gabriel.
Sofia lasciò che la forza di quel nome la riempisse di nuova energia, era come se il solo pensarlo scacciasse via le tenebre che stavano prendendo possesso della sua anima.
Chiuse gli occhi e un lento sorriso apparve sulle labbra tirate, mentre la consapevolezza di non essere più sola in quell’appartamento prese il sopravvento su tutte le sue paure.
Avvertì la sua presenza prima ancora di vederlo. Era alle sue spalle, silenzioso come sempre. Un grosso felino, possente e letale.
Il suo destino.
«Hai pianto di nuovo». Era un’affermazione. Gabriel le prese con dolcezza il mento e lo sollevò scrutandolo con intensità.
«E’ difficile accettare la realtà». Cercò di giustificarsi con tristezza.
«Lo ami ancora?». Il gelo del tono contraddiceva l’ira nei suoi occhi di ghiaccio.
Lo fissò stupefatta, scorgendo in quell’uomo aspro un barlume d’incertezza che non si sarebbe mai aspettata.
«Ho amato un solo uomo nella mia vita. E non è lui». Replicò sorridendo, si liberò dalla sua presa e si diresse verso l’angolo bar dove si mise a preparare il caffè con gesti misurati. Accese la macchina espresso, aspettando una reazione alle sue parole.
Lui rimase immobile, mentre rifletteva su quella frase.
«Perché lo hai sposato, allora?».
Sofia strinse con forza il manico del porta filtro, il corpo s’irrigidì a quella domanda che si aspettava prima o poi.
«Perché sono una vigliacca. E’ stato più facile cedere che lottare», Sussurrò con vergogna.
Come al solito lui si era avvicinato silenzioso, lei si sentì circondare dalle sue braccia muscolose. La schiena stretta al torace possente. Posò la nuca sul petto, lasciandosi avvolgere dal quell’abbraccio protettivo.
«Vigliacca? Hai avuto il coraggio di fissarmi negli occhi e sfidarmi a sparare. Il tuo coraggio e la tua forza mi hanno impedito di ucciderti». Le alitò in un orecchio provocandole deliziosi brividi di piacere.
«Quando mi sei apparso davanti non riuscivo a credere ai miei occhi. Credevo fossi un parto della mia fantasia». Confessò con timidezza sospirando beata al tocco sensuale sulla pelle del ventre.
«Vuoi che lo uccida per te?». Esordì all’improvviso lasciandola scioccata a quella domanda.
Desiderava la morte di Andrea?
Per alcuni istanti si dilettò con quel pensiero cattivo, immaginando di ripagarlo della stessa moneta, di spezzare la sua vita come lui aveva tentato di fare con la propria.
Sofia sorrise scrollando la testa. Il destino le aveva dato una seconda occasione. La chance di vivere una vita piena accanto ad un uomo che amava.
«No. Lascia che abbia ciò che desidera. Dovremmo ringraziarlo, se non fosse stato per lui e la sua ossessione per un figlio non ci saremmo mai incontrati». Dichiarò convinta, gemendo di piacere alle carezze di lui che nel frattempo si era insinuato sotto il suo maglioncino, fino a raggiungere il capezzolo turgido, stuzzicandolo dolcemente attraverso il pizzo del reggiseno.
Gabriel le sfiorò il collo con le labbra, inalando il suo profumo di cannella. Adorava quell’odore dolce e speziato, gli faceva pensare a un dolce esotico. Il suo corpo reagì a quella sollecitazione olfattiva con una dolorosa erezione.
Ansimò eccitato quando Sofia sfregò sensuale le natiche sul pene rigido. La fece voltare verso di sé fissandola bramoso, vide le pupille dilatarsi, il petto sollevarsi per il respiro affannoso.
Era eccitata.
Le sfilò gli abiti con frenesia, portando alla sua vista avida il magnifico seno. Con le nocche sfiorò la pelle cremosa sino al capezzolo sensibile. La sentì gemere languida. Senza sforzo la sollevò posandola su un cassettone, senza toccarla, fissandola con intensità.

