Una Nuova Vita

Il cuore delle mie storie. Qui trovi romanzi, racconti, pubblicazioni ed eventi letterari: pagine, incontri e opere che raccontano il mio universo creativo.

Questo racconto nasceva nel lontano 2009, da una sfida che la Queen Mariangela Camocardi (e pertanto a lei dedicato) mi lanciò. Scrivere un racconto ambientato in Italia. Non potevo esimermi dal farlo. Anche se a modo mio, vide la luce questa storia, che forse in futuro potrei trasformare in un Romantic Suspense, ne ha tutte le caratteristiche.

Per chi segue Romance Magazine, lo avete trovato nel numero 2. Per chi ancora NON segue RM, ecco cosa vi perdete. E non solo racconti scritti da autrici famose e non, ma anche interviste a scrittrice del Mondo del Romance, Rubriche, Articoli, Curiosità e tanto altro…insomma una rivista tutta da scoprire, che cerca in ogni sua pagina di accontentare un pubblico vasto e variegato come quello della letteratura romantica.

Purtroppo la rivista ormai non è più in vendita.

E ora, vi lascio in compagnia di Gabriel e Sofia. ^^

 

                                               Roma, 31 Dicembre 2009 ore 20.00

«E’ stato rinvenuto il cadavere di Sofia Scalieri, moglie del magnate della finanza Andrea Terenzi. Gli inquirenti sospettano una rapina sfociata in un tragico epilogo. La donna, famosa per le sue opere di carità, era appena uscita da un ritrovo per senzatetto. Non si conoscono ancora le dinamiche dell’omicidio, i carabinieri stanno ancora svolgendo le indagini. Sul luogo del ritrovamento sono arrivati i R.I.S. per i rilievi del caso. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi di questo giallo che sembra chiudere l’anno all’insegna della tragedia e del lutto».
 
La voce di Cesara Buonamici di TG5 continuava a parlare del triste bilancio del 2009.

La donna osservava le immagini che scorrevano dinanzi ai suoi occhi, la testa persa in pensieri funesti.

Era morta.

La vita che aveva vissuto si riproduceva nella sua mente come un vecchio film.

Frammenti di un passato opaco e senza senso.

I suoi genitori ossessionati dal matrimonio importante, e avevano riposto nell’unica figlia mille speranze.

La realizzazione dei loro sogni nel matrimonio con Andrea Terenzi.

Gli anni vuoti accanto a un uomo che pretendeva da lei l’unica cosa che non era in grado di dargli: un figlio.

Lacrime amare sgorgarono silenziose.

Sullo schermo del televisore LCD apparve il volto cupo di un uomo che si faceva largo tra i giornalisti; il suo sguardo seccato rifletteva lo stato d’animo in cui si trovava.

«Sig. Terenzi, permette una domanda?». La voce decisa della giornalista di SKYTG24 la riscosse dalle sue elucubrazioni, riportando l’attenzione sull’immagine dell’uomo di circa quarant’anni, che con voce calma replicava alla cronista che non era quello il momento delle domande. Lo vide voltare le spalle alle telecamere ed entrare nella camera mortuaria del Policlinico Umberto I.

Era morta.

Sofia Scalieri era deceduta all’età di trentaquattro anni.

Nessuno avrebbe pianto la sua morte. I genitori non c’erano più. Il resto dei parenti erano nomi senza volto della sua infanzia.

Si alzò dalla poltrona color oro e crema osservando distaccata quel salotto dall’opulento arredamento, di quell’hotel prestigioso nel cuore di Roma; si soffermò dinanzi a uno specchio dorato riccamente intarsiato, appeso alla parete sopra una scrivania stile tardo settecento. Sollevò una mano e si toccò il viso ancora privo di rughe, osservando con malinconia la donna riflessa come se fosse un’estranea.

I lunghi riccioli scuri raccolti in una treccia, già sfuggivano ribelli a quella costrizione. Gli occhi castani erano cerchiati per la stanchezza e le notti insonni. I jeans neri e l’attillato maglioncino verde bosco modellavano il suo corpo prosperoso. Nei momenti in cui era indulgente con sé stessa si definiva procace, quando era depressa diventava una ridicola cicciona.

Il braccio ricadde come privo di forza, mentre i ricordi degli eventi di quelle ultime settimane si rovesciarono su di lei come una cascata fragorosa. La mente si riempì delle immagini degli attimi di terrore che l’avevano accompagnata nei giorni passati.

Suo marito, Andrea Terenzi, la voleva morta.

Quel pensiero angosciante martellava senza sosta dentro di lei.

Il desiderio di diventare padre era diventato un’ossessione così potente da volersi liberare della moglie sterile.

Ma Sofia Scalieri per una beffa del destino era ancora viva.

Tra poche ore sarebbe scoccata la mezzanotte, quell’anno maledetto sarebbe terminato con l’ennesimo brutale omicidio senza soluzione, mentre lei si preparava ad affrontare una nuova vita.

Un brivido gelido le attraversò la schiena, si strinse le braccia intorno al corpo come per difendersi dal freddo che le nasceva dentro.

L’alba di un’ignota esistenza la spiazzava, era inquieta all’idea di dover abbandonare il mondo che conosceva per un altro senza alcun riferimento.

Quella mattina erano arrivati i documenti che attestavano la fine della sua vita precedente e l’inizio di un futuro denso d’incognite ma sperava pieno di nuove possibilità.

Era diventata Sophia Schepisi, figlia di emigranti italiani per la prima volta in vacanza in Italia alla riscoperta delle sue origini. Quella era la sua identità. Il suo passato.

Il primo gennaio sarebbe partita per Los Angeles.

Un nuovo anno. Una nuova vita.

All’improvviso ogni certezza era stata spazzata via, lasciando un vuoto che ancora non aveva del tutto colmato.

Una profonda tristezza la invase al pensiero degli anni trascorsi cercando di essere una buona moglie, per un uomo da cui aveva ottenuto solo disprezzo.

E per finire, una condanna a morte.

Si guardò intorno sconsolata, incurante di quanto la circondava in quel rifugio di lusso. Tre stanze riccamente arredate che componevano la suite Presidential, con il suo panorama mozzafiato sulle bellezze di Roma. La città eterna.

Il cervello in tumulto continuava a rivivere gli ultimi avvenimenti di quei giorni, non riuscendo a capacitarsi che suo marito fosse giunto al punto di assoldare un killer per ucciderla.

Gabriel.

Sofia lasciò che la forza di quel nome la riempisse di nuova energia, era come se il solo pensarlo scacciasse via le tenebre che stavano prendendo possesso della sua anima.

Chiuse gli occhi e un lento sorriso apparve sulle labbra tirate, mentre la consapevolezza di non essere più sola in quell’appartamento prese il sopravvento su tutte le sue paure.

Avvertì la sua presenza prima ancora di vederlo. Era alle sue spalle, silenzioso come sempre. Un grosso felino, possente e letale.

Il suo destino.

«Hai pianto di nuovo». Era un’affermazione. Gabriel le prese con dolcezza il mento e lo sollevò scrutandolo con intensità.

«E’ difficile accettare la realtà». Cercò di giustificarsi con tristezza.

«Lo ami ancora?». Il gelo del tono contraddiceva l’ira nei suoi occhi di ghiaccio.

Lo fissò stupefatta, scorgendo in quell’uomo aspro un barlume d’incertezza che non si sarebbe mai aspettata.

«Ho amato un solo uomo nella mia vita. E non è lui». Replicò sorridendo, si liberò dalla sua presa e si diresse verso l’angolo bar dove si mise a preparare il caffè con gesti misurati. Accese la macchina espresso, aspettando una reazione alle sue parole.

Lui rimase immobile, mentre rifletteva su quella frase.

«Perché lo hai sposato, allora?».

Sofia strinse con forza il manico del porta filtro, il corpo s’irrigidì a quella domanda che si aspettava prima o poi.

«Perché sono una vigliacca. E’ stato più facile cedere che lottare», Sussurrò con vergogna.

Come al solito lui si era avvicinato silenzioso, lei si sentì circondare dalle sue braccia muscolose. La schiena stretta al torace possente. Posò la nuca sul petto, lasciandosi avvolgere dal quell’abbraccio protettivo.

«Vigliacca? Hai avuto il coraggio di fissarmi negli occhi e sfidarmi a sparare. Il tuo coraggio e la tua forza mi hanno impedito di ucciderti». Le alitò in un orecchio provocandole deliziosi brividi di piacere.

«Quando mi sei apparso davanti non riuscivo a credere ai miei occhi. Credevo fossi un parto della mia fantasia». Confessò con timidezza sospirando beata al tocco sensuale sulla pelle del ventre.

«Vuoi che lo uccida per te?». Esordì all’improvviso lasciandola scioccata a quella domanda.

Desiderava la morte di Andrea?

Per alcuni istanti si dilettò con quel pensiero cattivo, immaginando di ripagarlo della stessa moneta, di spezzare la sua vita come lui aveva tentato di fare con la propria.

Sofia sorrise scrollando la testa. Il destino le aveva dato una seconda occasione. La chance di vivere una vita piena accanto ad un uomo che amava.

«No. Lascia che abbia ciò che desidera. Dovremmo ringraziarlo, se non fosse stato per lui e la sua ossessione per un figlio non ci saremmo mai incontrati». Dichiarò convinta, gemendo di piacere alle carezze di lui che nel frattempo si era insinuato sotto il suo maglioncino, fino a raggiungere il capezzolo turgido, stuzzicandolo dolcemente attraverso il pizzo del reggiseno.

Gabriel le sfiorò il collo con le labbra, inalando il suo profumo di cannella. Adorava quell’odore dolce e speziato, gli faceva pensare a un dolce esotico. Il suo corpo reagì a quella sollecitazione olfattiva con una dolorosa erezione.

Ansimò eccitato quando Sofia sfregò sensuale le natiche sul pene rigido. La fece voltare verso di sé fissandola bramoso, vide le pupille dilatarsi, il petto sollevarsi per il respiro affannoso.

Era eccitata.

Le sfilò gli abiti con frenesia, portando alla sua vista avida il magnifico seno. Con le nocche sfiorò la pelle cremosa sino al capezzolo sensibile. La sentì gemere languida. Senza sforzo la sollevò posandola su un cassettone, senza toccarla, fissandola con intensità.

 

«Gabriel» pregò cercando di stringerlo a sé. Lui non si oppose, aderì al corpo morbido, soffocando i suoi gemiti con un bacio appassionato. Immerse la lingua in quella bocca calda, che lo accolse con passione. Accarezzò la pelle di seta della schiena continuando l’esplorazione sino ad approdare ai seni frementi, con cui si colmò le mani, giocando con i capezzoli duri come gemme.

 

Sofia gettò indietro la testa mentre le labbra di Gabriel scendevano sul collo lasciando dietro di sé una scia di umida eccitazione. Lo afferrò per la nuca glabra facendogli capire dove voleva sentire la sua bocca. L’uomo capì al volo il messaggio cominciando a succhiarle le punte turgide. Nel frattempo con gesti frenetici le sbottonò i jeans e con pochi movimenti riuscì a farli scivolare via, mentre i delicati slip di pizzo nero vennero letteralmente strappati. La camicia di lui seguì a ruota, come i pantaloni e gli stivali.

 

Riprese a baciarla con sfrenata bramosia, stringendo il corpo voluttuoso contro di sé, facendolo aderire alla pelle bollente. La sentì mugolare eccitata. Quei gemiti gli provocarono ondate di fuoco nelle vene. Con un dito sfiorò la vulva umida per controllare se era pronta a riceverlo.

 

Lei sentì quell’intrusione nell’intimità, godette di quel tocco sensuale che la stava portando sempre più vicino al limite.

 

«Ti prego» lo supplicò con voce rotta.

 

Gabriel non aspettava altro, l’afferrò per le natiche e la penetrò con un’unica spinta. Il pene immerso in quella dolce profondità. Era come toccare l’anima stessa di Sofia. Un miracolo che non riusciva a spiegarsi, ma quando era dentro di lei, tutto era perfetto.

 

Era a casa.

 

Lei raggiunse l’orgasmo nel momento stesso in cui entrò in lei. Urlò per il piacere devastante che le spinte di lui producevano.

 

Lo strinse con le gambe serrandogliele attorno ai fianchi, mentre sentiva l’eccitazione tornare potente dentro il corpo ad ogni colpo deciso di Gabriel. Solo con lui riusciva a provare quel desiderio, quella brama, quella sensazione di fusione ogni volta che facevano l’amore.

 

Con un’ultima spinta esplose, sprofondando in una follia che solo quella donna meravigliosa riusciva a far nascere in lui. Sentì la vagina contrarsi attorno al pene mentre anche lei raggiungeva di nuovo l’acme. La baciò con dolcezza sulle palpebre abbassate. Il respiro ancora affannoso, e nonostante le gambe malferme riuscì a sollevarla e si diresse verso il letto ancora sfatto. Si lasciò cadere sul materasso con lei sopra non trovando la forza di separarsi da quel corpo accogliente che teneva lontano il freddo dal suo cuore. Coprì entrambi con la coperta e si addormentò abbracciandola come se temesse di perderla nella notte.

 

Si svegliò di scatto al rombo di un’esplosione, sentì muscoli possenti tendersi attorno al suo corpo, mentre una pistola dall’aspetto minaccioso compariva nella mano di Gabriel.

 

«E’ mezzanotte. Buon Anno Sofia» le augurò baciandola con dolcezza sulle labbra, e rimise l’arma sotto il cuscino.

 

«I fuochi d’artificio. Li adoro» esclamò felice.

 

«Sbrigati a vestirti. Andiamo sulla terrazza a guardarli» la incalzò mentre era già sulla porta del bagno, lasciandola come sempre a osservarlo aggirarsi nudo per la stanza, compiaciuto dello sguardo di apprezzamento che aveva negli occhi. Anche a lui piaceva guardarla, specie quando dormiva raggomitolata al suo fianco. Nuda, calda, con quella pelle di seta e l’odore di cannella.

 

Si lavarono e vestirono in fretta. Lo vide controllare la pistola, una Beretta M9, come aveva cercato di spiegarle un giorno, ma di cui non era riuscita a capire granché. Si era persa tra i calibri e i tipi di pallottole, guadagnandosi una delle sue rare risate al suo sguardo smarrito e un bacio mozzafiato.

 

«Copriti bene. Fuori fa freddo» le consigliò, mentre con lo sguardo le indicava di indossare cappello, guanti e sciarpa, mentre infilava la pistola nella fondina ascellare sotto il cappotto nero.

 

«Anche tu, mio caro. Visto che hai il cranio in bella vista» lo prese in giro accarezzandogli la testa nuda.

 

«Toccami ancora in quel modo e non vedrai nessun fuoco d’artificio, ma solo il letto» la minacciò prendendola tra le braccia e baciandola con passione.

 

Sofia mugolò eccitata succhiandogli la lingua per poi morderla con dolcezza. Gabriel la spinse contro la parete sollevandola e strusciando il pene contro di lei.

 

«Sei sicura di voler vedere quei dannati fuochi?» sospirò sensuale sulle sue labbra.

 

«Si» replicò roca e poco convinta.

 

«Andiamo» la rimise subito a terra, afferrò la sua mano inguantata e la trascinò via prima di cambiare idea.

 

Sofia scoppiò a ridere felice. Per la prima volta da qualche giorno cominciava a vedere un futuro più sereno davanti a lei. Il passato sembrava allontanarsi sempre di più, mentre stretta al fianco di Gabriel si dirigeva verso la terrazza privata della loro suite.

 

La notte stellata incoronava Roma come un diadema scintillante sulla testa di una regina. Ovunque le luci multicolori dei fuochi d’artificio illuminavano la città.

 

Il panorama era mozzafiato.

 

Dall’alto dell’Hotel Splendide Royal sembrava di avere Roma ai propri piedi in tutta la sua bellezza millenaria. Testimone immortale del passare dei secoli, con i suoi monumenti vetusti che come gemme preziose splendevano nelle tenebre, rischiarate da centinaia di scintille colorate.

 

Sofia si appoggiò al corpo caldo di Gabriel posando la testa nell’incavo della spalla. Lui la strinse a sé con gentilezza.

 

«E’ uno spettacolo meraviglioso. Per la prima volta saluto il nuovo anno con la speranza di un futuro» sussurrò lei commossa dall’emozione profonda che quella notte incantata le stava regalando.

 

«Sarà il primo di molti altri» promise Gabriel con un barlume di dolcezza che apparve nei suoi occhi di ghiaccio.

 

Lo fissò adorante, consapevole che quell’uomo impassibile mai avrebbe dimostrato a parole i suoi sentimenti, ma ogni gesto era denso di emozioni appassionate.

 

Sotto un tripudio di bombardamenti festosi, si strinsero in un abbraccio ardente, la fissò famelico mentre con lentezza esasperante prese possesso della sua bocca morbida. Il bacio infuocato innescò un desiderio frenetico.

 

Gabriel la sollevò senza sforzo tra le braccia possenti e la riportò in fretta all’interno della suite, chiuse la portafinestra lasciando fuori i festeggiamenti per il 2010.

 

In quel momento ogni pensiero per il futuro, ogni problema che avrebbero dovuto affrontare venne dimenticato. Presto sarebbe giunta l’alba e con essa un nuovo inizio.