Vendetta
Il cuore delle mie storie. Qui trovi romanzi, racconti, pubblicazioni ed eventi letterari: pagine, incontri e opere che raccontano il mio universo creativo.

La spada le cadde di mano senza che Maya potesse impedirlo. Il colpo era giunto improvviso dall’avversario che ora la osservava ferale.
Blood Mongrel afferrò i lunghi capelli neri della ragazza stringendoli in una morsa dolorosa, incurante del male che le procurava. Con violenza la serrò contro il suo corpo, indifferente all’odio nello sguardo di ghiaccio, imponendole l’umiliazione di quella forzata intimità.
«Questa volta non sono ubriaco Lady Maya. Ora siete voi ad essere nelle mie mani» sibilò sul viso impassibile della ragazza. Ricordando il loro ultimo scontro. Lui ubriaco per aver cercato di allontanare i suoi demoni; lei feroce per la morte di colui che avrebbe dovuto diventare il suo compagno.
Il duello era stato cruento e solo l’intervento di Rook lo aveva salvato da morte certa.
«Si deve morire prima o poi» replicò con orgoglio senza batter ciglio quando lui sfoderò il pugnale e le sfiorò il collo con la lama.
«Sicura di essere pronta ad incontrare gli Dei?» la prese in giro con velenosa ironia disegnando con la punta del coltello immaginarie figure sulla pelle ma senza intaccarla.
Lady Maya lo fissò con rabbia impotente, senza abbassare lo sguardo davanti alla fiamma che brillava nell’unico occhio dorato del suo acerrimo nemico. Il viso segnato da una profonda cicatrice, testimone del loro ultimo duello, era contratto dall’ira.
«Sono morta molto tempo fa. E voi lo sapete bene» replicò con freddezza. Rigida tra le braccia possenti di quel mezzo demone, Maya rifiutava di provare paura. Mai avrebbe mostrato debolezza dinanzi a lui.
Mongrel la girò con violenza, serrandole più forte i capelli per impedirle di fuggire, il coltello puntato alla gola, la schiena contro il torace.
«Ordina loro di deporre le armi, oppure li sterminerò uno ad uno sotto i tuoi occhi» sussurrò con voce mielosa nell’orecchio della ragazza.
«Che tu sia maledetto» imprecò lottando contro il dolore e la frustrazione per essere stata sconfitta. «Gettate le armi» ordinò Maya con autorità nonostante la situazione drammatica che stava vivendo.
Gli uomini della cacciatrice di pirati si accorsero in quel momento di quanto era avvenuto. Nel caos della battaglia non avevano seguito il combattimento tra Lady Maya e Blood Mongrel. Nessuno si era reso conto che la giovane donna era stata sconfitta e imprigionata.
I pirati di Mongrel gridarono entusiasti per quella vittoria. Spogliarono i nemici di tutte le loro armi, li radunarono al centro del ponte di coperta costringendoli a sedere a terra. Sconfitti.
«Rook. Cannoni di tribordo pronti al fuoco. Distruggete la Nemesi» ordinò il capitano con ghigno satanico, soddisfatto del singulto che Lady Maya non riuscì a trattenere a quella notizia.
«La mia nave. Ci sono ancora degli uomini a bordo, alcuni sono feriti» gridò cercando di divincolarsi da quella presa ferrea. La bestia che albergava in lei scalpitava per uscire. Le mani cominciarono a mutare, una leggera peluria nera, gli artigli che si allungavano.
«Controllati oppure ti taglierò la gola prima che tu finisca di trasformarti» minacciò gelido il capitano dei pirati.
«Rook. Segnala agli uomini della Nemesi che hanno pochi istanti per abbandonare la nave. Prima di colare a picco» continuò rivolto al suo vice, concedendo una possibilità di sopravvivere agli uomini a bordo.
Il suo sguardo si fissò su Lady Maya, colmo di una rabbia profonda che covava ormai da due anni. Notò che era riuscita a riprendere il controllo del suo corpo e impedire la trasformazione in pantera.
La sua bellezza esotica non l’avrebbe irretito questa volta.
Ogni volta che si guardava in uno specchio ricordava il dolore della perdita del suo occhio, il sangue che sgorgava inarrestabile dalla ferita, che tutt’ora segnava orribilmente il suo volto, un tempo attraente. Non che gli fosse mai importato del suo aspetto fisico, non finché non aveva posato gli occhi su quella gatta malefica. Maledetto il giorno in cui per la prima volta i loro sguardi si erano incrociati.
All’improvviso una porta si aprì e prima che potesse reagire con tempestività si ritrovò tra le braccia una femmina.
Il suo odore fragrante e speziato assalì i sensi di Mongrel, lasciandolo senza fiato. La serrò contro il suo corpo come ad impedirle di fuggire. Con lentezza abbassò il viso sino a specchiarsi in due pozze di un azzurro glaciale che lo fissavano stupefatti.
Il tempo sembrò fermarsi. Il cuore rombava nella sua testa, martellando con violenza. Il sangue cominciò a bruciare come se un fuoco impetuoso gli scorresse sotto la pelle.
I pensieri vennero risucchiati in un vortice. Nel cui centro c’era solo il desiderio che quella sconosciuta aveva scatenato in lui.
Chi era? Pensò continuando a fissarla bramoso, accorgendosi del rossore imbarazzato della giovane per quell’inaspettata intimità.
S’inchinò con galanteria, e solo in quel momento si accorse che indossava la divisa dei Cavalieri della Stirpe. Una tuta nera che evidenziava le sue forme atletiche e sinuose. Una sciarpa di seta azzurra allacciata in vita, ad indicare l’appartenenza alla razza dei Panther. La spada dal manico di onice inguainata nel fodero d’argento finemente decorato, pendeva minacciosa al suo fianco. Appuntati sulle spalle i gradi di Comandante.
«Lady Maya. Perdonate qualunque offesa vi abbia arrecato» riuscì a sussurrare con voce roca riconoscendo il Cavaliere la cui fama d’indomita guerriera era leggendaria.
«Non c’è nulla da perdonare Lord Mongrel. La colpa è mia, avrei dovuto fare più attenzione. Buona giornata» replicò la donna con freddezza, dimostrando di conoscere l’identità dell’uomo.
Dopo di che Lady Maya riprese la sua strada, senza voltarsi indietro, archiviando quell’incontro.
Blood Mongrel la vide andar via. Con decisione ricacciò nell’oscurità qualunque sentimento quella femmina avesse risvegliato. Lady Maya era una Sangue Puro, per lei il destino aveva in riserbo un compagno di alto lignaggio, non un bastardo mezzosangue.
Con un ultimo sguardo colmo di rimpianto la osservò andar via, incurante delle tempeste che aveva scatenato quell’incontro. Mongrel sorrise tristemente, per la prima volta invidioso dello sconosciuto che il fato aveva riservato a quella splendida donna.
Maya vide i suoi uomini saltare in acqua. Le scialuppe di salvataggio pronte ad accoglierli. La Nemesi era in fiamme. Il cannoneggiamento aveva avuto inizio.
Il fuoco divorava il legno, affamato, avido di distruzione.
La ragazza non riuscì ad impedire ad una lacrima solitaria di scivolare silenziosa, davanti a quella devastazione. Lei era stata la causa di tutto ciò. Le morti inutili. Perché? Il senso di colpa che le attanagliava il cuore non voleva sciogliersi. Quanto avrebbe dovuto pagare per il suo peccato?
Era riuscita a frenare il suo alter ego, ma a quale prezzo? Ancora una volta aveva fallito nella sua missione.
Fermare Blood Mongrel.
Sentiva il corpo di lui serrarla con forza. I suoi muscoli possenti contro di lei. Il suo odore selvatico e salmastro avvolgerla incendiandole i sensi. Come quel giorno quando i loro sguardi si erano incrociati per la prima volta. E lei fu perduta.
Immersa nei suoi pensieri oltrepassò l’uscio e finì tra le braccia muscolose di un maschio.
Il suo odore. Selvaggio, aspro come l’oceano. La avvolse, eccitante come l’abbraccio virile che la tratteneva con dolcezza. Maya rimase senza fiato per le sensazioni violente che la assalirono. Il desiderio di stringersi, di strusciare sensuale contro quel corpo possente. Lentamente alzò il viso per sprofondare nello sguardo dorato dello sconosciuto. Occhi bramosi la fissavano divorandola. Il sangue scorreva come un fiume in piena. Un fuoco impetuoso incendiava le sue viscere. Mai in vita sua aveva provato sensazioni così potenti e inebrianti.
L’imbarazzo le fece arrossare le gote, lui se ne accorse e la lasciò libera. Inchinandosi con rispetto.
La ragazza sentì quegli occhi dorati sfiorare il suo corpo in una sensuale carezza, riuscì con la sola forza di volontà a mantenere il controllo. A non rabbrividire di piacere.
«Lady Maya. Perdonate qualunque offesa vi abbia arrecato» sussurrò con voce profonda. Sembrava ricco velluto che le accarezzava la pelle.
«Non c’è nulla da perdonare Lord Mongrel. La colpa è mia, avrei dovuto fare più attenzione. Buona giornata» replicò lei con freddezza, riconoscendo il figlio di Lady Yara. Il bastardo mezzo demone sulle cui gesta raccapriccianti tutti spettegolavano alle spalle.
Senza aggiungere altro, Maya si voltò e riprese il suo cammino. Lo sguardo penetrante di Mongrel le accarezzava la schiena. Lo sentiva fisicamente sulla pelle. Con determinazione si rifiutò di voltarsi. Continuò imperterrita per la sua strada. Gelida ed indifferente, mentre dentro di lei emozioni incontrollabili stavano devastando il suo equilibrio.
«Abbassate una scialuppa» ordinò Mongrel, sempre stringendo Maya contro di se. «Fate in modo che questo sia il nostro ultimo incontro. La prossima volta non avrò pietà» intimò rabbioso.
«Se mi lasciate vivere. Vi ucciderò» sibilò Maya odiando se stessa per non riuscire a resistere al suo fascino.
Mongrel la voltò verso di lui, tenendola saldamente per le spalle.
«Siete una sciocca. State combattendo una guerra per un uomo che non meritava che disprezzo» la accusò, furioso verso il destino che li aveva resi nemici.
Maya rimase stupefatta a quelle parole. Vide il dolore in quell’unico occhio dorato.
«Il Comandante Dayan era un Cavaliere coraggioso. Un giorno sarebbe diventato il mio compagno. Non meritava di morire» affermò con forza, per nulla intenzione a cedere dinanzi a lui.
«Era solo un assassino e un traditore. Quando tornerete a casa, cercate la verità. Solo dopo, se vorrete, potrete ricominciare a darmi la caccia» le consigliò feroce.
Mongrel era stanco di quella continua lotta per la sopravvivenza. Per sfuggire a un’ingiusta condanna era diventato un pirata. Un flagello per chiunque s’imbattesse nella sua nave.
La Revenge era il terrore dei mari. Le sue vele nere, la sua fama sinistra, bastavano a far arrendere più di un equipaggio. Chi decideva di battersi veniva annientato. Senza pietà.
Tranne la donna che teneva ancora prigioniera contro di sé. Per quanto si sforzasse di odiarla per il male che gli aveva inflitto, qualcosa in lui lo impediva.
Forse perché avvertiva la sua sofferenza.
Il pirata avvicinò minaccioso il pugnale all’occhio sinistro di Lady Maya. Un gesto d’ira verso sé stesso, verso la debolezza che provava nei confronti di quella donna.
«Forse dovrei restituirvi il favore. Così anche voi odierete guardarvi allo specchio. Anzi per una donna sarebbe peggio, specie per una bella come voi» sussurrò torvo sfiorandole la pelle candida con la punta. Con lentezza seguì il percorso dall’occhio sinistro sino all’angolo destro della bocca. Una simulazione dello sfregio che lei gli inflisse due anni prima.
«Fate quello che volete. Non sarà una cicatrice a rendermi debole. Anzi sarà un motivo in più per darvi la caccia» replicò Maya per nulla intenzionata a farsi sottomettere da quella minaccia.
Si fissarono ringhiando, come le due bestie feroci che albergavano in loro. Un duello di sguardi, prigionieri dell’odio e della passione che li legava in maniera indissolubile. E anche di un sentimento più oscuro e profondo a cui nessuno dei due voleva arrendersi.
Mongrel alla fine cedette all’impulso primordiale che da anni gli attanagliava le viscere, si chinò su di lei e prese possesso della bocca morbida di Maya. La strinse con disperazione, facendo aderire quel corpo al suo. Con una mano le serrò la nuca per impedirle di mettere fine a quel bacio divorante. Il paradiso e l’inferno. Ogni suo istinto lo spingeva a possederla a reclamarla come sua. A perdersi dentro di lei. Per sempre.
Maya aprì la bocca per gridare il suo sdegno, e fu perduta. La lingua di lui invase la sua cavità; bagnata, lasciva, prendendone possesso. Marchiandola con la sua passione. Sensuale, bramoso. Era impossibile resistervi, tutti i sogni erotici in cui lui era stato protagonista non l’avevano preparata a quel fuoco devastante. Il desiderio di cedere alla passione era impellente.
Lui era il suo peccato. Mai avrebbe finito di pagare per quella colpa.
Lei era la sua follia. Mai sarebbe riuscito a cacciarla dalla sua anima.
Così come era iniziato quel bacio mozzafiato finì. Mongrel si ritrasse, il respiro affannoso, lo sguardo appannato dalla passione.
«Riflettete anche su questo» e con quelle enigmatiche parole la gettò fuori bordo.
Maya atterrò con grazia felina sulla scialuppa.
I capelli neri mossi dal vento, in piedi sulla barca in mezzo all’oceano. Fiera e indomabile.
Mongrel la osservò dalla tolda. Il cuore stretto in una morsa gelida mentre la guardava andare alla deriva.
Con amarezza si rese conto che non sarebbe mai finita, finché uno dei due non fosse morto. O entrambi.
I loro sguardi s’incontrarono per l’ultima volta. Consapevoli del rimpianto e della paura di quelle emozioni che esplodevano tra di loro ad ogni incontro.
La prossima volta. Mongrel. Vincerò io.
La prossima volta. Maya. Perderemo entrambi.

