Legami di Sangue

Il cuore delle mie storie. Qui trovi romanzi, racconti, pubblicazioni ed eventi letterari: pagine, incontri e opere che raccontano il mio universo creativo.

            
            «Non è da te lasciarti

trattare così». Cassie sobbalzò per la sorpresa. Si girò di scatto e vide il

fratello Oliver stagliarsi sull’uscio di casa. La posa indolente, appoggiato

mancabile sacca, come bagaglio.

allo stipite, le braccia muscolose incrociate sul torace e ai suoi piedi l’i

m

Cassie lo fissò per alcuni istanti, come faceva

sempre quando lo rivedeva dopo tanto tempo. Una specie d’inventario per

comprendere se tutto fosse in ordine, con la paura che fosse rimasto ferito
nell’ennesima missione.

Anche in quell’occasione era tornato incolume. La

sua arroganza era evidente nei jeans ormai vecchi e la camicia che aveva visto

giorni migliori. La mamma sarebbe impazzita per il modo trasandato di vestire

del primogenito dei Dolan
.

«Ollie. Sei arrivato in anticipo». Posò lo

smartphone sul tavolino dell’ingresso, Adam Bradshaw ormai relegato nel

dimenticatoio. Ora voleva godersi il ritorno di suo fratello.

Cassie gli andò incontro e lo abbracciò felice.

Lui la strinse a sé con forza, come se non volesse lasciarla andare. Era sempre

così quando si ritrovavano. Tra le sue braccia provava la solita sensazione:

fronto continuo.

un’emozione dolce amara che permeava il loro rapporto, fatto di fiducia e co

n

«Ogni volta che ti rivedo sei più bella.

Corteggiatori?». La domanda era stata buttata lì come sempre, eppure avvertiva

che per lui era importante sapere.

«Beh hai origliato la telefonata, no? Ho deciso

di darci un taglio. Troppo possessivo per i miei gusti. Basti tu per questo».

Lo accusò con ironia,  sorridendo al suo sbuffo offeso. Si staccò da lui

con riluttanza e lo prese sottobraccio
.

«Non ho origliato. Sei tu che parlavi ad alta

voce». Rimbeccò determinato a non dargliela vinta.

Cassie scoppiò a ridere e lui anche. Complici

come sempre, unici abitanti nel loro mondo personale.

           
            Oliver era tornato a casa

giusto in tempo per il ricevimento annuale della società. Se ne era

dimenticato, altrimenti avrebbe ritardato il rientro. Detestava doversi mettere

in mostra, chiacchierare di sciocchezze con quelle persone vuote e senza

interessi, se non il denaro e il potere
.

Voleva passare alcuni giorni in famiglia. Invece

eccolo lì, tirato a lucido e gettato nella fossa dei leoni. La matrigna era più

terrificante del suo istruttore sotto le armi.

Invece la sorella sembrava divertirsi, era nel

suo elemento. Si muoveva tra la gente con eleganza, una parola per tutti, senza

mai attardarsi con nessuno.

Indossava un abito bianco che urlava scopami. Lo

spacco laterale lasciava scoperta la gamba sin quasi all’attaccatura. Più di un

uomo si era slogato il collo, per riuscire a sbirciare dentro la scollatura,

che evidenziava il seno generoso
.

Odiava quando Cassie era sexy e femminile. La

preferiva nei severi tailleur che portava in ufficio, non in una tenuta che gli

rendeva il cazzo duro dall’eccitazione.

Porca Puttana! Anche adesso era dolorante, per

fortuna la giacca lo nascondeva, anche se era meglio darsi una calmata. O

eclissarsi.

«Cassie. Aiutami, non le

sopporto più queste oche starnazzanti», le sussurrò Oliver nell’orecchio, un

brivido le serpeggiò lungo la schiena, annidandosi tra le cosce. Rovente,

io.

bagnato, che la costrinse a stringerle per domare quell’improvviso deside
r

L’aveva colta alla sprovvista. Le era piombato

alle spalle e la stringeva a sé, abbracciandola da dietro.

Il torace muscoloso premeva contro la schiena, le

braccia incrociate sotto il seno, la testa bionda posata sulla spalla.

Oliver Dolan avrebbe dovuto essere l’erede

dell’impero creato dal nonno, ma aveva preferito lasciare tale incombenza a

lei. Per quanto ne sapevano tutti, compresi i loro genitori, lui viveva alla
giornata, spendendo i soldi che gli aveva lasciato sua madre Allison, morta nel
darlo alla luce.

Questa era la maschera che indossava ogni giorno.

Con Cassie era sempre se stesso, per questo lei era consapevole che l’affetto

nei suoi riguardi era vero, non un subdolo tentativo di manipolazione.

«Fratellone, è colpa del tuo fascino perverso.

Dovresti sfregiarti il viso così starebbero alla larga e rispecchierebbe ciò

che sei in realtà». Cassandra replicò con calma, senza alcuna inflessione nella

voce che potesse far comprendere l’inferno scatenato in lei dalla vicinanza di

quel demonio
.

«Sorellina, sei sempre la solita. Perfida ma

sincera. Ahimè, mi conosci troppo bene, con te i miei trucchi non funzionano».

La voce suadente, ipnotica continuava a tessere la sua ragnatela di sensualità.

Cassie cercava di liberarsi dall’abbraccio che le

bloccava il respiro, ma era intrappolata in una morsa d’acciaio, e lui

sorrideva divertito dai suoi tentativi. Anche se erano quasi invisibili tra le

fronde del boschetto che circondava la piscina della villa dei genitori,

l’atteggiamento troppo intimo la turbava e innervosiva
.

«Potresti lasciarmi andare? Non vorrei sgualcirmi

il vestito». Il sarcasmo non sortì alcun effetto, solo una risatina divertita.

«Ti dimostro il mio affetto e tu ti preoccupi per

un mucchietto di stoffa». Nel pronunciare le parole, le schioccò un bacio sul

collo. A quel gesto, all’apparenza innocente, la vagina reagì con una

Avrebbe
dovuto stargli lontana, non permettere quel tipo di abbracci, visti i

contrazione di piacere. Doveva smetterla di provare emozioni deviate.
desideri perversi che la tormentavano. Prima di andare a letto avrebbe dovuto farsi una

teva rinunciare alla sua vicinanza.

doccia fredda, oppure masturbarsi per riuscire ad avere un minimo di sollievo. Però non p

o

«Ollie smettila di trattarmi così. E’

imbarazzante. I fratelli non sono così appiccicosi». Il tono divertito smorzava

la polemica.

«Dici? Non sanno cosa si perdono. Specie con

delle sorelline così ben dotate come te». E strinse con più forza le braccia

sotto il seno prosperoso, per farle comprendere a cosa si riferisse.

Cassie cercò di colpirlo con un calcio, ma riuscì

solo a ritrovarsi ancora più premuta contro il corpo massiccio. Si rese conto,

d’un tratto, dell’erezione tra le sue natiche.

«Oliver!». Esclamò con voce strozzata, cercando

di guardarlo in viso.

Oliver si allontanò di scatto. La fissò quasi

disperato per poi dileguarsi tra gli invitati.

Cassie rimase senza fiato. Immobile, con i

pensieri in tumulto e una domanda che continuava a girare vorticosa nella testa.

Cos’era appena accaduto?
            Ollie si rifugiò nella serra.

Doveva riflettere e trovare una soluzione per il casino che aveva combinato.

Fuggire era stato un riflesso, ma ora si pentiva per essersi comportato da

e
avessero saputo. Il gelido e imperturbabile Oliver Dolan era scappato a ga

vigliacco. I suoi amici del team si sarebbero fatti un mucchio di risate,
smbe levate davanti alla sua sorellina. Ma come poteva giustificare il pene rigido

alla donna
?

Lei lo considerava un fratello, mentre lui

adorava sentire il corpo procace di Cassie contro il proprio. Il profumo era

afrodisiaco, era diventato duro e dolorante nel momento stesso in cui l’aveva
presa tra le braccia.

Il desiderio di baciarla lo aveva quasi ucciso,

come anche quello di poter alleviare il dolore dell’erezione strofinandola

contro il culetto sodo. Troppe volte si era domandato come sarebbe stato

occa
turgida sul cazzo, mentre lo succhiava vorace.

infilarglielo dentro la fica, un nido caldo, bagnato, oppure sentire la

b

Era una tortura a cui non sapeva rinunciare, per

quanto cercasse di sfogarsi con altre donne, nessuna riusciva a renderlo così

infoiato come Cassandra.

Si sedette su una panchina, i gomiti sulle

ginocchia mentre si prendeva la testa tra le mani. Si scompigliò i capelli,

analizzando la situazione che aveva creato da ogni angolazione, per trovare una
soluzione.

Non ne poteva più di quel calvario. Doveva

uscirne in un modo o in un altro, anche a costo di fare qualcosa di drastico.

Era stanco di fingere, di nascondersi, era arrivato il momento di dipanare i

passato.
nodi della sua vita. Era ora di mettere ordine nel presente, cominciando dal

            Cassie, ancora sconvolta da

quanto era accaduto, ma abituata a gestire situazioni al limite, riuscì, con

grande sforzo, a indossare la solita espressione impassibile, dedicandosi agli
ospiti.

Le spiegazioni sarebbero giunte dopo il

ricevimento. Oliver doveva rispondere a parecchie domande.

«Cassandra, ti ho trovato. E’ un’ora che ti

cerco, dove ti eri nascosta?». Il tono arrogante e la voce melliflua le erano

diventati sgradevoli.

Adam ormai era una spina nel fianco, da estirpare

una volta per tutte. Non si sentiva in grado di gestirlo, di sopportarne

l’atteggiamento da padrone.

«Adam. Sei arrivato a proposito, avrei bisogno di

parlarti. Potresti seguirmi nella serra, per favore?».

Adam Bradshaw comprese dal tono gelido che la

discussione non gli sarebbe piaciuta. Erano mesi che cercava di concretizzare

il loro rapporto, scoparsela sarebbe servito a rendere la loro unione ufficiale.

Ma la donna era riuscita a trovare mille scuse per evitare qualunque

coinvolgimento fisico. L’ultima, per non seguirlo in un week end

era stata l’assurdità del fratello che tornava a

casa. Trovava morboso il loro attaccamento. Sapeva che passavano ogni istante

appiccicati, quando lui era in città. In compagnia di Oliver c’era Cassie, non

la Cassandra che trattava con lui. Solare, sorridente e affascinante, avvolta

r
il letto. Era stato il primo pensiero che aveva avuto quando si erano
conosci

in quell’abito bianco che risaltava i lunghi capelli neri e il corpo creato p

euti.

Invece, Cassandra si era sempre tenuta sulle sue,

quasi disgustata di essere toccata. Anche quando cercava di baciarla, si

scostava e inventava scuse.

E adesso? Quella frigida puttana voleva
. Ma non le avrebbe reso le cose facili, poteva

giurarci.

«Qui non ci sentirà nessuno. Sei un uomo

intelligente, pertanto avrai già compreso il motivo per cui ti voglio

parlare…». Esordì Cassandra nel momento in cui la porta della serra si chiuse
dietro di loro, e l’umidità li avvolse in un soffocante abbraccio.

Erano circondati da piante di ogni genere e il

profumo intenso dei fiori tropicali saturava l’aria.

«Pensi di potertela cavare con uno: scusami non è

colpa tua ma la nostra storia finisce qui?». La interruppe Adam furioso.

La donna lo fissò fredda, come se l’atteggiamento

risentito dell’uomo non la riguardasse.

Adam perse il controllo e l’afferrò per le spalle

stringendola contro di sé. Cassie per la seconda volta si ritrovò a stretto

contatto con un uomo eccitato, ma provò solo repulsa.

«Lasciami andare. Cosa avresti intenzione di

fare? Stuprarmi?».

«Pensi che non sia in grado di soddisfare una

donna? Anche una frigida come te? Lo vedremo. Quando avrò finito di fotterti

diventerai arrendevole, proprio come dovrebbe essere una femmina». Alla

soffocandole il respiro con la bocca, forzandola ad aprire le labbra pe

minaccia fece seguire l’azione. Si avventò su di lei come un predatore, r

re
Cassie cercava di scrollarselo da dosso.

infilarle la lingua dentro. Con una mano cominciò a toccarle il seno, men

t

Alla fine disperata gli morse la lingua, con il

risultato di venir colpita da uno schiaffo così violento che la fece cadere

all’indietro e battere la nuca a terra. Per alcuni istanti non vide più nulla,
un dolore lancinante le esplose nel cervello.

Quando riuscì a mettere di nuovo a fuoco ciò che

la circondava, vide violenza allo stato puro. Bestiale e senza controllo.

Oliver sovrastava Adam, che a terra cercava di coprirsi

la testa dai pugni selvaggi che infierivano senza pietà. La rabbia deformava il

viso del fratello, cieca, sorda a qualunque richiamo della coscienza. I suoi

ituazione. Si rese conto di quanto fosse pericoloso, di come essere un memb

occhi azzurro ghiaccio appartenevano al soldato abituato ad affrontare ogni
sro

a Delta Force lo avesse cambiato.

del
l

Cassie si alzò barcollante e si diresse verso

quella scena da incubo. Non poteva permettere che si mettesse nei guai per

colpa sua.

«Ti prego smettila. Non vorrai ucciderlo. Non mi

sorride l’idea che tu finisca in prigione». La supplica sembrava non averlo

raggiunto, pertanto si fece coraggio e gli toccò una spalla. La reazione fu

immediata, l’uomo si girò di scatto, pronto a colpire
.

Oliver vide lo sguardo stupito

di Cassandra. Al tocco della sorella si era voltato pronto ad affrontare il

nemico. Invece era lei.

«Cristo Cassie! Mi dispiace, stai bene?». Il

cambiamento dell’uomo fu immediato, nel momento in cui si rese conto di chi

aveva davanti.

«Sei impazzito? Lo vuoi ammazzare». La voce

furiosa della sorella lo lasciò esterrefatto.

Cazzo! Era stata aggredita, per poco stuprata e

lei si arrabbiava con lui. Incredibile.

«Vorrei farti presente che ha cercato di abusare

di te». L’ira traspariva dal tono della voce, il controllo era attaccato a un

filo. Ogni istinto gli diceva di prenderla, caricarsela su una spalla e

portarla via
.

«Non significa che tu debba finire nei guai. Lo

hai fermato. Al resto penserà la polizia». Continuò lei senza accettare le sue

obiezioni.

«Sai cosa ho provato quando ho sentito le tue

urla? Sai cosa ho pensato? E se non arrivo in tempo? E se non fossi stato qui?

Sai quante donne ho visto dopo che sono state aggredite? Troppe. Molte non sono

sopravvissute. Scusami se lo voglio morto». Oliver sibilò la dichiarazione tra

empo la eccitò. L’aria sfrigolava di tensione tra di loro, continuavano a
gua

i denti, fissando la sorella con un’intensità che la spaventò, ma allo stesso
trdarsi in silenzio, come a voler controllare l’altro solo con la forza di

volontà
.

«Cosa diavolo sta succedendo qui?». La voce

tonante di Victor Dolan spezzò l’istante. Cassie emise un grido e corse

incontro al padre rifugiandosi tra le sue braccia accoglienti.

«Questa carogna ha cercato di violentarla». La

spiegazione di Ollie fu lapidaria.

L’anziano strinse più forte a sé la figlia e

guardò con odio l’uomo a terra, svenuto e sanguinante.

«Chiama la polizia». Ordinò al figlio maggiore,

per poi uscire portandosi via la ragazza.

           
erano andati via. Adam Bradshaw era stato

arrestato, le condizioni erano meno gravi di quello che sembravano a prima

vista. I legali della famiglia di sicuro lo avrebbero fatto rilasciare a breve,

ma non sarebbe riuscito a cavarsela a buon mercato. Anche la vittima aveva alle

sse insabbiare un caso del genere.

spalle un nome importante e potere. I Dolan erano troppo in vista perché si pot

e

Oliver era nello studio con il padre. Sprofondato

in una poltrona, osservava il contenuto del bicchiere. Whiskey invecchiato e

molto costoso. Il colore dorato era ipnotizzante, tanto che non sentì che gli
stava parlando.

«Ollie mi ascolti?». Sbottò l’uomo perdendo la

pazienza.

«No, papà. Scusami. Pensavo ad altro».
«Cosa c’è di più importante di quello che è

accaduto a Cassie? Dimmi, Oliver. Quali pensieri elevati stanno passando per la

tua volubile testa?». Victor fissò il figlio con la solita disapprovazione.

«Il sarcasmo è inutile. In questo momento non ho

nessuna intenzione di litigare con te sulle mie inadempienze come figlio. Hai

mai pensato di disconoscermi? In questo modo non dovresti più preoccuparti che
l’illustre cognome dei Dolan venga coperto dal mio fango». Oliver vide il padre
impallidire a quelle parole e poi arrossire di rabbia.

«Un’affermazione tipica di te. Incosciente e

senza alcun senso di responsabilità. Sei solo un playboy da strapazzo, che gira

il mondo sperperando i soldi ereditati, senza prospettiva, senza responsabilità

no
di averti come figlio. Solo Cassie sembra avere rispetto per te, e non
comprend

se non il divertimento. Leggo le tue gesta sui tabloid, e ogni momento mi vergo
go come faccia». Alle parole crudeli, Oliver divenne di ghiaccio. Che il vecchio non avesse una buona opinione di lui lo sapeva da tempo, ma era il

prezzo da pagare per il lavoro che svolgeva. L’astio nei suoi confronti lo lasciava perplesso

.

Oliver inarcò un sopracciglio dinanzi alla

violenza per nulla tipica di Victor Dolan.

«La soluzione c’è. Basta annunciare che non sono

tuo figlio, ma che mia madre era già incinta di un altro quando vi siete

sposati». Oliver attese la reazione di Victor, che si accasciò sulla sedia come
un palloncino sgonfio.

«Da quanto lo sai?».
«Il giorno in cui ho compiuto la maggiore età,

oltre all’eredità della mamma, ho ricevuto anche una bella lettera con tutte le

informazioni».

«E non mi hai mai detto nulla».
«Neanche tu».
«Cassandra lo sa?». La domanda lo lasciò

stupefatto.

«Non l’ho ancora informata, ma ho intenzione di

farlo. Sono stanco di mentire all’unica persona di cui mi fido».

«Sii sincero. A te importa solo di poter entrare

nelle sue mutandine». L’asserzione volgare di suo padre gli fece comprendere

che si era reso conto di cosa provava per Cassie.

«E’ ciò che pensi? Offendi tua figlia se credi

che possa essere solo una scopata. Ho mantenuto il segreto per rispetto nei

tuoi confronti. Per non aver abbandonato mia madre a suo tempo, ma ora basta.
Sono anni che non sono più Oliver Dolan, ma Oliver Hunt». La notizia sconvolse
il vecchio.

«Non ti permetterò di sporcare la mia bambina. Tu

sei solo un bastardo, tuo padre era di sicuro uno di quegli sbandati che

piacciono sempre alle ragazze». Oliver posò il bicchiere di whiskey ancora
pieno, si alzò e lasciò lo studio.

            Cassandra era seduta su una

sdraio a bordo piscina, intorno a lei solo il silenzio. In compagnia del buon

vino rosso, che aveva sottratto alla preziosa collezione di suo padre,

fera
surreale. Il buio regnava sovrano, la villa era immersa nel sonno, sol

osservava le luci dei faretti in fondo all’acqua, che rendevano l’atmo
so la lampada dell’ingresso e quelle del vialetto rendevano la notte meno tetra.

ota per metà.

Ombre grottesche sembravano circondarla, ma forse era solo la bottiglia, ormai v

u

Ancora stentava a rendersi conto di quanto aveva

sentito.

Doveva ammetterlo, era stata una serata

esplosiva. Sorrise con amarezza. I genitori le avevano sempre mentito. Il

sospetto che Oliver potesse non essere suo fratello non l’aveva mai sfiorata.

La verità le esplose nella mente. Non era una

pervertita. I sentimenti che nutriva per Oliver non erano incestuosi, la

passione che le bruciava le viscere era un impulso naturale e non immorale.
Forse il sesto senso femminile esisteva.

Si mise a piangere, sia per la tristezza di aver

scoperto di essere stata ingannata dalle persone di cui si fidava di più, sia

per la felicità di non essere una deviata, che provava desideri viziosi per un
proprio consanguineo.

Le lacrime si trasformarono in una risata

convulsa, quasi isterica. Si attaccò al collo della bottiglia e bevve un lungo

sorso di vino, poi con rabbia la gettò in piscina, il prezioso liquido creò una
macchia cremisi sull’acqua, sembrava sangue, quello del suo cuore ferito.

Cassie si prese il viso tra le mani, cosa doveva

fare ora? Continuare a vivere recitando oppure abbassare il sipario e

pretendere spiegazioni?

Suo fratello si era scontrato con il padre per

difendere il suo diritto alla verità. No, non suo fratello, ma Oliver Hunt.

Doveva cominciare a pensare a lui in maniera diversa. Che pasticcio era

di
Adam e adesso doveva decidere di cosa fare del futuro.

diventato il suo mondo. Fino alla mattina l’unico pensiero era liberars

i

Alzò la testa all’improvviso, una folle idea le

attraversò la mente, pazzesca, in un momento in cui non pensava con lucidità,

le sembrava l’unica soluzione.

Si alzò risoluta e con passo barcollante per

l’alcool si diresse verso casa, ma si scontrò contro un muro.

            Oliver fece appena in tempo ad

afferrarla prima che cadesse a terra. Quel corpo morbido si appoggiò contro il

suo, la ragazza immerse il viso tra la peluria bionda che ricopriva il torace

muscoloso, nudo per via della camicia aperta
.

Ollie sibilò tra i denti quando la sentì

leccargli la pelle. Poi gli afferrò un capezzolo con i denti e lo mordicchiò,

il piacere fu così intenso che a stento riuscì a trattenere un gemito.

«E’ tardi Cassie, vai a dormire. Non hai passato

una bella serata, hai bisogno di riposare». Lo disse cercando di scansarla, la

sentì emettere una risatina strana, prima che gli avvolgesse la vita con le

ci
umidi e morsetti giocosi.

braccia per non farsi allontanare, continuando il gioco perverso fatto di b

a

Cosa stava accadendo a Cassie? Si rendeva conto

che, se non avesse smesso subito, si sarebbe ritrovata a terra presto,

penetrata e scopata dal suo cazzo, fino a farle dimenticare ogni cosa. Tranne
lui.

«Non voglio restare sola. Per favore». Il tono

era supplichevole, vulnerabile, e lo mise quasi in ginocchio. Dopo di che, gli

afferrò una mano e se la posò sul petto.

Ollie di riflesso la palpò e lei rovesciò

indietro la testa, in offerta. Non riusciva a credere ai suoi occhi. Senza

rendersene conto afferrò entrambi i seni e li toccò attraverso la maglietta. Le

punte erano ormai turgide e spiccavano attraverso il tessuto, come a invitarlo

bbra, cominciò a succhiare mentre continuava a giocare con l’altro.
Quell’in

per un assaggio. Come ipnotizzato chinò la testa e prese un capezzolo tra le l

acosciente era in piscina con addosso una maglietta senza il reggiseno.

Solo un attimo. Poi avrebbe smesso. Solo un

attimo.

«Questa è una follia». Oliver riuscì a liberarsi

e la prese per le spalle intenzionato a farla rientrare in casa. Gli occhi

fissi sulle macchie umide all’altezza dei capezzoli dritti, che sembravano

a
obbedirgli.

quasi implorarlo a continuare. Cassie oppose resistenza, per nulla dispost

a

«Ancora. Fallo ancora. Toccami tra le gambe». Lo

supplicò in un sussurro.

Ollie cominciava a essere disperato, il cazzo era

duro, dolorante. Quell’invito era come un ferro rovente nei testicoli.

Cassie non sembrava disposta a farsi cacciare

senza ottenere ciò che desiderava. Cercò di prendergli una mano, ma nel

tentativo inciampò e gli cadde addosso.

L’erezione le premette contro il ventre, lei

emise un gemito e d’istinto si strusciò contro.

«Cristo! Cassie». Oliver sibilò. Un’ondata di

lava gli incendiò le vene.

La donna approfittò di quel momento per

abbracciargli i fianchi, schiacciando il seno contro il suo torace. I capezzoli

duri sembravano volergli bucare la pelle, anche attraverso il cotone. Voleva di

nuovo succhiarli, morderli, toccarli, lo stavano facendo impazzire
.

«Ti rendi conto di ciò che stai combinando?».

Domandò tra i denti.

«Sì». Alitò Cassie sulla sua pelle che s’incendiò

di mille fiamme alimentando il fuoco che gli attanagliava le viscere.

«Sei per caso ubriaca?». Era l’unica spiegazione

per quell’assurdo comportamento.

«Un po’. Ho bevuto quasi una bottiglia del vino

costoso che papà conserva gelosamente. Dopo tutto, scoprire che per ventisei

anni si è vissuto una vita tra le bugie, meritava un brindisi». Confessò

candida mentre lo fissava, compiaciuta di vederlo sobbalzare
.

«Quanto hai sentito?».
«Tutto». Ammise e poi con un sorrisino astuto

distrusse ogni suo autocontrollo. «E per tua informazione, non porto le

mutandine».

            Cassie non immaginava che

provocarlo avrebbe scatenato una reazione così selvaggia. Un attimo prima era

abbracciata a Ollie e subito dopo era sdraiata sull’erba umida della notte, la

bocca affamata di Oliver che divorava la propria in un bacio, che neanche nei

suoi sogni più sfrenati era riuscita a immaginare
.

Le mani la toccavano ovunque, con frenesia, senza

alcun controllo, strappandole la maglietta quasi con rabbia. Era come aver

scatenato un animale e lei lo voleva proprio in quel modo. Vorace,

appassionato, senza freni.

Si era adagiato tra le sue cosce divaricate, il

pene premeva contro la vagina, bagnata di desiderio, che per troppo tempo era

stata costretta a nascondere perché proibito.

Cassie voleva di più, e in fretta. Ormai era al

limite della sopportazione, doveva averlo dentro di sé, essere scopata sino a

non pensare più a nulla. Per una volta anelava all’orgasmo che non era mai

mentre si toccava e pensava a Ollie riusciva a venire. Anche se dopo si se

riuscita a raggiungere con nessuno dei tre uomini, con cui era stata. Solo ntiva

sporca
.

Ora era libera di prendersi ciò che voleva.

Trafficò con la lampo dei jeans, la tirò giù e liberò l’erezione.

Lo sentì sospirare per il sollievo e poi gemere

per l’eccitazione quando lei gli afferrò il cazzo e cominciò a masturbarlo.

Nuda tra le sue braccia godeva del corpo possente

che aveva sempre dovuto osservare da lontano.

            Oliver era proiettato nei suoi

sogni più sfrenati, affamato si attaccò al suo seno, succhiando, mordendo i

capezzoli duri che aveva così bramato. La sentiva gemere, muoversi vogliosa

mo
che aveva avuto. Riuscì a scalciare via i jeans, ad aderire a lei, pelle co

contro di lui, voleva farla impazzire, cancellarle dalla mente ogni altro u
ontro

Non era sufficiente, non poteva più attendere.

pelle
.

Con un colpo deciso s’immerse nella fica calda,

pronta ad accoglierlo. Rimase senza fiato, immobile per alcuni istanti,

assaporando l’attimo. Al limite, cominciò a pompare con forza, voleva fondersi

in lei. Continuava a saccheggiarle le labbra, la lingua ripeteva lo stesso

rituale di accoppiamento.

La voleva scopare con tutto il corpo,

marchiandola sino nel profondo dell’anima. Il ritmo divenne sempre più

incalzante, scivolava tra le pareti della vagina, che si contraevano e lo

stringevano in una morsa di piacere a ogni colpo. Avvertì l’attimo in cui

n
quegli istanti di assoluta perfezione, riversando il seme dentro di lei,

Cassie raggiunse l’orgasmo. Soffocò le sue grida con la bocca e la seguì

irifiutandosi di uscire, portando sino all’estremo l’atto di possesso.

            Cassie si svegliò di

soprassalto. Era in camera di Ollie, nel suo letto. Ancora avvolta tra le sue

braccia muscolose. Non ricordava come ci fosse arrivata. Di sicuro, però, non

cabile, sembrava non riuscire a smettere di fare l’amore. L’aveva
lecca

dimenticava ciò che era accaduto. Per tutta la notte l’aveva posseduta, insta
nta, succhiata, morsa. La vagina era dolorante per quante volte era stata

da
meno, non riusciva a credere di quanto le fosse piaciuto prenderlo in boc

presa, il seno aveva i segni dei suoi baci voraci. Non che lei fosse stat
aca,

a portarlo all’orgasmo.

fino

Era riuscita a ottenere quello che aveva tanto

desiderato, ora era spaventata dalle conseguenze.

«Troppo tardi per i ripensamenti». Le parole di

Ollie la fecero sobbalzare, era sveglio e la stava osservando con i suoi occhi

di ghiaccio. Come se fosse preoccupato dalla sua reazione.

Cassie comprese che non era stato un gioco tra le

lenzuola, ma l’inizio di qualcosa d’importante.

            «Nessun ripensamento. Ma ora

cosa facciamo?» La domanda era legittima e metteva a nudo il cuore tormentato

della donna.

«Combatteremo per la nostra felicità. Sei disposta

a farlo?». Ollie attese con ansia la risposta, spaventato che non se la

sentisse di affrontare le conseguenze di quanto era accaduto.

«Al tuo fianco posso sfidare il mondo». Le parole

di Cassie lo riempirono di gioia, le riempì il viso di baci giocosi,

solleticandola senza pietà, la sentì ridere felice.

«Basta. Dobbiamo parlare». Lo implorò tra le

lacrime.

«Di cosa? Ci amiamo il resto sono dettagli».
Ollie la fissò con occhi socchiusi,  il viso della sua donna ancora
arrossato dalla passione, il respiro affannoso che le faceva sollevare il seno

formoso, il capelli corvini sparsi sul cuscino, lo sguardo luminoso. Era


ragione di vita e nessuno sarebbe riuscito a portargliela via.

l’immagine più bella che avesse mai visto. Era il suo amore, la sua unic

a

Era pronto a morire per lei, ma anche a uccidere.
Presto avrebbero affrontato il mondo, ma per ora c’erano solo loro

due e si sarebbero goduti l’amore appena scoperto prima di scatenare l’inferno.